Libri spediti e arrivati
Gli scrittori in campo
Gli scrittori in campo

di AA.VV., Athesia
Un libro, anzi un librone per via del formato e delle pagine cinquecento e passa, che vuol essere, ed è, un catalogo. E, infatti, di un territorio che spicca per l’eccellenza dei suoi vini si propone un panorama che più minuzioso non si può: è un viaggio nel passato e nel presente tra le vigne, i vitigni, le cantine, una miriade di cantine, piccole perlopiù, e i personaggi che hanno portato ai vertici delle classifiche in tante guide, non soltanto italiane, le etichette altoatesine. Il tutto con dovizia di illustrazioni, con grafica essenziale e accattivante, e, soprattutto, cosa rara quando si parla di vini, con bella scrittura. E a questo proposito non poteva essere altrimenti: sono quarantadue gli autori e tra loro molte eccellenze, non soltanto italiane, del settore.

di Enrico Zucchi, Wingsbert house by Aliberti
C’era una volta, qualche millennio fa, una vite selvatica. Ne parla Virgilio nelle Bucoliche, labrusca era il suo nome. Potrebbe essere, il condizionale è molto d’obbligo, l’antenata del Lambrusco, vino che oggi, anche grazie al marketing, conosce fortuna, successo e anche il favore di enologi e al quale un prof dedica questo libro. Il prof è Enrico Zucchi, insegna Letteratura italiana all’università di Padova ed è avvezzo a cimentarsi con storie di vini e scrivendo di Prosecco ha anche vinto un premio. Con il Lambrusco fa un viaggio che s’inizia, appunto, con Virgilio e citando via via e tra gli altri Columella e Teofilo Folengo arriva a Grazia Deledda, Giosuè Carducci, Eugenio Montale, tutti Nobel della letteratura e in qualche modo attratti da questo vino. Durante il fascismo poi, il Lambrusco era chiaramente anti.

di Michael Moser, Valentina Trentini editore
Michael Moser è trentino della Valle di Cembra; vive a Giovo, un comune che è un fastello di paesini, di campi, di vigne, di boschi. Questo è il suo primo romanzo e la scrittura riflette la vita in quel di Giovo, il lavoro, duro, che qui è nelle vigne, e questa è soprattutto terra di Müller-Thurgau, e la quotidianità degli abitanti che si conoscono tutti, e non sempre sono amici. I protagonisti sono quasi naturalmente Camillo e Andrea, padre e figlio, con il loro vigneto, seguito con una passione che è ben descritta e Lavinia, una ragazza che dopo aver subito violenza si racchiude in sé stessa e decide di mettere al mondo il figlio: lo chiamerà Libero, ma le sarà strappato…

di Francesco Sorelli, Davide Falletta editore
Sorelli è uomo di vino e di mondo. Di vino perché si è occupato e si occupa di comunicazione per belle cantine. Di mondo perché è andato qua e là per parlare di vino e della sua lunghissima avventura. Gli applausi che ha ricevuto là dove ha raccontato lo hanno spinto a scrivere questo libro che, impreziosito da una prefazione di Attilio Scienza, indiscusso numero uno dell’enologia, è un documentatissimo viaggio nella grande storia del vino a partire dall’origine della parola e dal Caucaso, che del vino, ottomila anni fa, fu culla. L’esito si coglie in quattrocento e passa pagine zeppe di dati, di storie e storielle, di personaggi famosi e no, di ricorsi letterari e artistici, di tradizioni e folklore. Quasi un trattato enciclopedico sul vino.

di Clara e Gigi Padovani, Gribaudo
Fare vino una volta era da uomini. I tempi sono cambiati e, nonostante la parità sia ancora lontana, quel mestiere è diventato anche femminile, anzi, come dimostrano Clara e Gigi Padovani, marito e moglie, molto femminile, almeno nel caso del Barolo, da loro incoronato come re dei vini. E il libro è una lunga carrellata di ritratti di signore e signorine, giovani e no, nipoti, figlie o mogli d’arte, interpreti, come suggerisce il titolo, della rivoluzione rosa che ha cambiato il piccolo mondo delle langhe. Pagine agili, di buona scrittura che rendono piacevole e veloce la lettura. Il titolo che è in inglese merita una spiegazione: Barolo girls lo si è voluto, scrivono gli autori, «per un rimando a quella pattuglia di giovani ribelli che nel 1993 furono battezzati Barolo Boys»

di Riccardo Cotarella, Rizzoli
Ne ha fatte proprio tante Riccardo Cotarella, probabilmente l’uomo italiano di vino più conosciuto nel mondo. Tale non perché dal 2014 è il numero uno nel mondo, appunto, oltre che in Italia, degli enologi ma per essersi prestato come consulente di aziende vinicole di tre continenti; oltre all’Italia: Francia, Stati Uniti, Maiorca, Romania, Arzebaigian, Palestina, Serbia, Giappone, Georgia, Svizzera, Russia, Portogallo. E Il vino, la mia vita è il racconto della sua straordinaria esperienza, fatto con una scrittura senza fronzoli ed espressiva di un amore per il vino che va ben al di là del piacere dei sensi. Perché, scrive Cotarella, il vino «è un veicolo di valori, un messaggio di cambiamento, di speranza, di rinascita sociale. È il mezzo per cambiare il mondo, per raccontare storie di crescita e di riscatto»

di Mattia Asperti, Rizzoli
Sui social è conosciuto come Il Sommelier DiVino, scritto proprio così, con 350 mila AmiciDiVino calcolati quando il libro è andato in stampa; oggi, quindi, i seguaci molto probabilmente sono di più. Ma Mattia Asperti non ci tiene a passare come influencer, vuol essere, e così si ritiene, un divulgatore del vino qual era il suo mito nonché conterraneo Luigi Veronelli. E per dimostrarlo s’è s’affidato e s’affida a questo titolo. Con quale esito? Beh, chiuso il libro la risposta è immediata e istintiva: queste sono pagine molto istruttive, l’autore, Asperti insomma, sa farsi capire e riesce a dire del pianeta vino, rosso e bianco, mosso e fermo, tutto ciò che c’è da sapere. E anche in modo brioso e accattivante.

di Maddalena Mazzeschi, Giraldi editore
Maddalena Mazzeschi è umbra di Perugia e ha un diploma di perito agrario, conquistato quando era impensabile per una donna e infatti quando si iscrisse all’istituto, pensando di poter lavorare a studi conclusi nell’azienda agricola di famiglia, la percentuale di studentesse era di 1 a 30, «ero donna», commenta con ironia, «ero brutta ed ero secchiona!». Comunque, da secchiona, se la cavò egregiamente e una volta diplomata, anziché tra i campi dei suoi, è finita a occuparsi della comunicazione per il Consorzio del vino nobile di Montepulciano. Fu, per lei, un’altra scuola che le permise di aprire un’ agenzia di marketing e comunicazione che guardava al mondo del vino. Questo è ancora il suo lavoro e il libro è il racconto, spesso ad alta gradazione, di ciò che ha fatto e continua a fare.

di Lucia Fanelli, Laura Capone Editore